Che cos'è la Pressione Arteriosa?

Quando si parla di Ipertensione Arteriosa?

Il Centro Ipertensione Arteriosa e
Malattie Cardiovascolari di Ancona è
il Centro di Riferimento per la Regione Marche
nonché "Hypertension Excellence Centre" della
European Society of Hypertension.

 
 

Che cos'è la pressione arteriosa?

La pressione arteriosa è la pressione esercitata dal sangue, pompato con forza dal cuore, sulla parete delle arterie, che sono le “tubature” tramite le quali il sangue si distribuisce ai vari organi (e tessuti) dell'organismo. 
Dal momento che il cuore si contrae (“batte”) ad intervalli, è possibile distinguere una pressione "massima" o "sistolica" che corrisponde al momento in cui il cuore (ventricolo) pompa il sangue nelle arterie, ed una pressione "minima" o "diastolica" che corrisponde alla pressione che rimane nelle arterie momento in cui il cuore si ricarica di sangue per il battito successivo.


Quando si parla di ipertensione arteriosa?

Il rischio di sviluppare malattie dei vasi (arteriopatia), del cuore (cardiopatia),  dell’encefalo (ictus e demenze) e del rene (insufficienza renale) cresce con l'aumentare dei valori di pressione arteriosa. Prima di sviluppare una vera e propria malattia quale l’ictus o l’infarto la pressione nei mesi/anni precedenti produce un danno agli organi e apparati suddetti (danno agli organi bersaglio) Un soggetto con valori di pressione sistolica di 124 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore a chi presenti una pressione sistolica di 114 mm Hg. Vi sono infatti condizioni cliniche in cui vi è tuttora il consenso di iniziare terapia framacologica anche per valori pressori che non sono nel range dell’ipertensione arteriosa. E’ altresì indubbio che pressione pari o superiore a 140 mm Hg per quanto riguarda la pressione sistolica (la "massima") e/o pari o superiori a 90 mm Hg per quanto riguarda la pressione diastolica (la "minima") richiedano sempre un intervento terapeutico, certezza che, solo per mancanza di dati conclusivi ad oggi, viene a mancare solamente nel grande anziano sopra gli 80 anni. Valori pressori compresi tra 140 e/o 90 e 159 e/o 99 mmHg sono definiti ipertensione arteriosa di grado 1, tra 160 e/o 100 e 179 e/o 109 si parla di ipertensione arteriosa di grado 2 e,  da valori di 180 e/o 110, si parla di ipertensione arteriosa di grado 3.

Tabella 1: Classificazione dell’ipertensione arteriosa secondo linee guida OMS e ESH-ESC, basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.




Categoria

Pressione arteriosa in mm Hg

Sistolica

Diastolica

Ottimale

< 120

< 80

Normale

< 130

< 85

Normale – alta

130 – 139

85 – 89

Ipertensione di Grado 1

140 – 149

90 – 94

Ipertensione di Grado 1

150 – 159

95 – 99

Ipertensione di Grado 2

160 – 179

100 - 109

Ipertensione di Grado 3

≥180

≥110

Ipertensione sistolica isolata

≥140

< 90

N.B.: Quando la pressione sistolica e diastolica di un paziente rientrano in categorie differenti la classificazione va fatta in base alla categoria maggiore.

Quali sono le cause di ipertensione?

Le forme di ipertensione arteriosa in cui è possibile dimostrare una causa precisa, cioè organica, legata a specifiche malattie di un organo, oppure monogenica (cioè legata a una specifica alterazione di un unico gene) sono definite “secondarie” (forme secondarie). In molti casi la causa di ipertensione è una malattia del rene, conseguente a stenosi dell’arteria renale (ipertensione nefrovascolare con elevata attività reninica quando monolaterale), precedenti nefriti, pielonefriti o infezioni delle vie urinarie particolarmente frequenti. Talora sono in gioco fattori endocrini, in particolare affezioni delle ghiandole surrenali che possono dar luogo all’iperaldosteronismo primario (la forma oggi ritenuta più comune tra le forme di ipertensione secondaria), la sindrome di Cushing (ove invece si ha prevalente iperproduzione di cortisolo), o al feocromocitoma (di origine midollare surrenalica e con iperliberazione di catecolamine). 
Comunque, solo in un paziente iperteso su venti (circa il 5%) è possibile individuare una causa specifica dell'ipertensione: nella grande maggioranza dei casi, invece, gli accertamenti diagnostici utilizzati più comunemente non evidenziano alcuna malattia che possa essere considerata responsabile dell’ipertensione. In questi pazienti, il rialzo pressorio è verosimilmente provocato dal funzionamento difettoso dei meccanismi che hanno il compito di mantenere in equilibrio i valori pressori. In questi casi, l’ipertensione arteriosa viene definita “essenziale” o “primaria” o “idiopatica” che è causata da una predisposizione poligenica molto comune nella razza umana che viene trasformata in ipertensione clinica dell’ambiente in cui viviamo che è “tossico” per il nostro metabolismo e la nostra biologia (troppo cibo/calorie, troppo sale, troppi grassi saturi, troppi zuccheri, poco potassio, poca attività fisica). Infatti la gran parte delle forme essenziali decorrono “in famiglie” e l’anamnesi positiva per casi di ipertensione in famiglia in genere depone per queste forme oggi spessissimo associate al sovrappeso corporeo o ad obesità vera e propria. Nulla vieta però che una forma essenziale negli anni si trasformi in una forma intermedia in cui una componente “secondaria” (esempio danno renale cronico da ipertensione poco controllata e insufficienza renale cronica oppure una forma nefrovascolare da aterosclerosi di una o entrambe le arterie renali)) può prendere il sopravvento. (testo rivisto da: prof. R. Sarzani)


 
ipertensione.marche@gmail.com