DANNI AGLI ORGANI BERSAGLIO

Il Centro Ipertensione Arteriosa e
Malattie Cardiovascolari di Ancona è
il Centro di Riferimento per la Regione Marche
nonché "Hypertension Excellence Centre" della
European Society of Hypertension.

 

 
 

DANNI AGLI ORGANI BERSAGLIO dell’IPERTENSIONE ARTERIOSA

L'ipertensione arteriosa è il killer mondiale numero uno anche a causa della sua prevalenza nel pianeta dove vi sono almeno un miliardo di esseri umani ipertesi che saranno almeno un miliardo e mezzo per l'anno 2030. in molti paesi europei si stima che uno su due individui con 60 o più anni di età sia iperteso ma anche tra i giovani e giovanissimi è in crescita sia come incidenza che come prevalenza sopratutto per colpa dell'alimentazione e sedentarietà che risultano in sovrappeso e obesità fin dall'infanzia. Mentre tutti (medici, pazienti ed amministratori/politici) si accorgono degli eventi finali causati dall'ipertensione (morti improvvise per ictus o infarti oppure gravi conseguenze permanenti sulla salute a causa degli stessi con conseguenti enormi costi sanitari) in quanto "eclatanti" e, se si vuol essere cinici, "cinematografici" rispecchiando le urgenze che siamo abituati a vedere in televisione grazie agli innumerevoli film e serie televisive sulle "emergenze", pochissimi capiscono che tutto ciò era completamente prevenibile. Negli anni ( o nei mesi nei casi più gravi) la pressione elevata devasta i nostri organi più importanti (in primis "cervello" e cuore) in modo subclinico tanto che nemmeno il paziente stesso se ne accorge. Questo danno agli "Organi Bersaglio" dell'ipertensione arteriosa viene descritto qui sotto

Ictus Cerebrale
: è chiamato anche colpo apoplettico (o “stroke” per gli inglesi) ed è caratterizzato da un danno anatomo-funzionale spesso devastante e irreversibile a carico dei neuroni  dell’encefalo. Quello più comune, ictus ischemico, è nella maggior parte dei casi dovuto esclusivamente o prevalentemente al danno che l’ipertensione fa sui piccoli vasi penetranti nel parenchima cerebrale. I comuni ictus da ipertensione sono anche chiamati “lacunari” perché esitano in piccole “lacune” del parenchima, che talvolta decorrono in modo asintomatico o con sintomi e segni aspecifici che non permettono una diagnosi a meno di non eseguire una risonanza magnetica cerebrale. Questi tipi di ictus sono dovuti al progressivo ispessimento, fibrosi e irrigidimento dei piccoli vasi arteriosi con conseguente riduzione del lume vasale e facilitazioni a microtrombosi piastriniche anche per disfunzione endoteliale. Altri tipi di ictus ischemici, che possono interessare vasi arteriosi di calibro superiore, sono spesso in relazione indiretta con l’ipertensione arteriosa in quanto questa contribuisce all’aterogenesi e alla progressione dell’aterosclerosi e delle sue complicanze e/o alla fibrillazione atriale con conseguente trombosi e embolismo cerebrale. In altri casi, spesso più severi, l’ipertensione può portare alla formazione e/o progressione di micro o macro aneurismi del circolo arterioso fino alla loro rottura con conseguente emorragia cerebrale che ha spesso effetti devastanti se non mortali. I sintomi e segni che conseguono agli ictus dipendono dalla zona colpita e dalla estensione. Paralisi ai muscoli di un arto o di un emisoma sono comuni conseguenze.
Demenza e Parkinsonismo su base vascolare: è estremamente importante ricordare che il danno a livello del sistema nervoso centrale non si esprime solamente con l’ictus, ma anche attraverso un danno cronico diffuso dei microvasi cerebrali (sia per occlusione e rarefazione del microcircolo sia per microemorragie intraparenchimali)  cellule cerebrali che porta a patologie degenerative altrettanto gravi e fortemente invalidanti quali la demenza e il parkinsonismo. 
Cardiopatia Ipertensiva e Scompenso Cardiaco: è dovuta principalmente all’aumento del lavoro del cuore nel trovare una maggiore resistenza nel pompare il sangue nell’aorta, con conseguente ispessimento (ipertrofia) delle pareti cardiache. Ma al contrario della ipertrofia muscolare fisiologica che si può osservare nell’atleta, questa ipertrofia è accompagnata da una diffusa alterazione del microcircolo miocardico che interessa sia il cuore sinistro che quello destro. Il microcircolo è infatti caratterizzato da modifiche dei vasi con ipertrofia della media e fibrosi avventiziale che si estende nell’interstizio comportando un progressiva perdita di elasticità del tessuto miocardico che a lungo andare può portare allo scompenso cardiaco e contribuire alla cardiopatia ischemica.
Cardiopatia ischemica: è dovuta ad un ridotto apporto di sangue arterioso al cuore e può manifestarsi con l’angina pectoris o con sindromi coronariche acute (SCA) tra cui l’infarto del miocardio dovuto ad un’occlusione di un vaso coronarico con conseguente necrosi di una parte di tessuto cardiaco. L’ipertensione è una della cause principali di cardiopatia ischemica in quanto predispone alla medesima sia tramite l’ipertrofia ventricolare sinistra (che richiederebbe più apporto arterioso ricco di ossigeno) che per il danno al microcircolo oltre che essere una determinante dell’aterosclerosi stenosante e delle complicazioni trombotiche che possono interessare il circolo coronarico nel tratto epicardico.
Insufficienza renale cronica (nefropatia ipertensiva): il cronico aumento della pressione arteriosa, spesso necessario per eliminare l’eccesso di sale ingerito con l’alimentazione, provoca nel tempo un danno al microcircolo renale con lesioni simili a quelle descritte sopra per gli altri circoli fino a occlusione di piccoli vasi e rarefazione del microcircolo che ovviamente comporterà sclerosi glomerulare e atrofia tubulare con perdita progressiva di unità funzionali del rene (nefroni) con progressiva perdita delle funzioni renali e una serie di conseguenze severissime tra cui il peggioramento dell’ipertensione arteriosa stessa.

Arteriopatia Obliterante Periferica (AOP): il danno da ipertensione arteriosa non si esplica solamente a livello del circolo cerebrale e cardiaco ma colpisce tutto l'albero vascolare favorendo processi di aterosclerosi con comparsa di stenosi fino all'occlusione completa dei principali rami arteriosi e/o di dilatazioni aneurismatiche. Il distretto più colpito è quello dell'aorta addominale e dei vasi degli arti inferiori. La prima è più interessata dalla patologia aneurismatica con importanti conseguenza date dal coinvolgimento delle strutture vascolari che da qui si generano, dalla formazione di trombi con successiva embolizzazione periferica e dalla rottura dell’aneurisma stesso. Le arterie degli arti inferiori sono interessate da steno-ostruzione aterosclerotica che può manifestarsi con una ingravescente limitazione nel cammino con comparsa di dolore e peggiorare fino al dolore a riposo e lesioni trofiche che possono portare alla necessità di amputazioni più o meno estese anche per la contemporanea compromissione del microcircolo che diventa ancora più severa se l’ipertensione è associata al diabete mellito.
Disturbi visivi: anche questi dovuti a danno o rottura dei piccoli vasi sanguigni della retina che si possono osservare guardando il fondo dell’occhio e che si manifestano con essudati cotonosi, microemorragie a fiamma e anche edema della papilla nel caso di encefalopatia ipertensiva

E’ molto importante che in presenza di danno in uno o più organi bersaglio dell’ipertensione arteriosa venga approfondita la valutazione dei valori pressori anche quando il paziente sia apparentemente normoteso. Infatti oggi sappiamo che in molti di questi casi si può identificare, specialmente con il monitoraggio pressorio delle 24 ore, forme di ipertensione prevalentemente notturne e/o “mascherate” non identificabili facilmente con la tradizionale misurazione della pressione arteriosa. Di fronte ad un danno ad organi così importanti, sia esso subclinico o eclatante, il medico è tenuto ad approfondirne la genesi escludendo forme particolari di ipertensione arteriosa.

(Autore: Prof. R. Sarzani)


 
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